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K. Seelmann, Dalla Bioetica al biodiritto, a cura di P. Becchi, pp.136, 2007

Memorie dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici 32  

ISBN 978-88-7088-515-6  

 

€ 20,00

 

Gli scritti di Kurt Seelmann che presentiamo in lingua italiana, raccolti per la prima volta in volume, si occupano di temi che oggi vengono usualmente riuniti sotto l'etichetta della bioetica. L'approccio seguito è tuttavia giuridico, nel senso che l'autore da giurista (per altro con una spiccata sensibilità filosofica, come mostrano le sue ricerche su Hegel, note anche nel nostro paese, e un suo fortunato manuale di filosofia del diritto) affronta le varie problematiche distinguendo il profilo specificamente giuridico (e filosofico-giuridico) da quello etico (bioetico). Gli argomenti spaziano dalla sperimentazione medica su soggetti incapaci di consentire alla procreazione medicalmente assistita (e connesso a ciò è il tema dello statuto giuridico dell'embrione) e, infine, al prelievo di organi da individui in stato di morte cerebrale e quindi, in base alla legge, dichiarati morti.
           
Mentre riguardo ai temi di inizio vita il dibattito nel nostro paese di recente ha avuto un'improvvisa impennata in relazione alla discussa approvazione della legge sulla procreazione assistita, su un tema di fine vita, quello del trapianto di organi, il dibattito pare essersi esaurito nel periodo immediatamente successivo all'approvazione, avvenuta (a differenza della precedente) a larga maggioranza, della nuova legge sui trapianti (la n. 91 del 1999).
La questione qui posta è se con l'ausilio di questa traduzione in categorie etico-giuridiche l'etica medica e l'etica giuridica possano pretendere di avanzare proposte per un nuovo orientamento in questi ambiti di insicurezza.
          Quello che l'etica giuridica può fare, per l'autore, nel cogliere e superare i problemi è un'opera di strutturazione. Da sempre è stato compito del diritto e dell'etica giuridica rendere evidenti i problemi nelle loro reciproche connessioni e nelle loro strutture interne. Ciò ha fatto rivolgere loro fra l'altro l'accusa di formalismo. Tuttavia proprio nel caso di insicurezze molteplici si rivela come un pregio notevole quello di riuscire a rendere evidenti problemi inizialmente difficili da comprendere rappresentandoli, come collisioni di principî e collocandoli in categorie giuridiche.

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