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Visione, percezione e cognizione nell’età dell’Illuminismo. Filosofia, estetica, materialismo, a cura di A.Modica, P.Quintili, C.Stancati, pp. 428, 2005
Quaderni di filosofia 4
ISBN 88-7088-481-3 € 25

Tra il XVII e il XVIII secolo i destini filosofici del razionalismo e dell’empirismo, frutti maturi delle Rivoluzioni scientifiche del Seicento, tra Descartes, Locke, Berkeley, Baumgarten e Diderot, sono saldamente legati al problema della visione e della percezione, con le connesse ricadute, in ambito gnoseologico, delle diverse risposte alla domanda sulle origini sensibili della conoscenza umana e sulla natura e il ruolo dell’esperienza. Eredità del Grand Siècle, persistente nel secolo dei Lumi, il problema prende forme diversissime. Quale valore dare alla testimonianza dei sensi ai fini della fondazione di una conoscenza vera del mondo? Come interpretare i dati sensibili dell’esperienza in rapporto alle caratteristiche funzionali delle nostre facoltà conoscitive (intelletto, memoria, ragione, immaginazione)? Che valore ha, infine, l’esperienza di un soggetto ‘speciale’, quale il cieco dalla nascita, che grazie ai progressi della chirurgia, della medicina e della fisiologia, ritrova la vista ? Che idea questo può farsi del mondo? Il «problema di Molyneux» (Molyneux’s Question) e altri interrogativi percorrono, più o meno apertamente, le pagine dei grandi autori, sui tre registri: della filosofia tout court, dell’estetica, del materialismo.
I saggi raccolti in questo volume – Atti di una Tavola Rotonda all’XI Congresso Internazionale sull’Illuminismo di Los Angeles (USA, agosto 2003) – intendono offrire una sintesi che fa il punto sulla questione, al fine di saggiare nuove prospettive storiografiche e di discuterne le implicazioni, anche in rapporto alle ricerche filosofiche contemporanee.

 


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