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UNIVERSITÀ DI TRIESTE – FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA
DIPARTIMENTO DI FILOSOFIA - DOTTORATO DI RICERCA IN FILOSOFIA

22 APRILE 2004
AULA A (AULA MAGNA) - ANDRONA BACIOCCHI
ORE 16

ITINERARI DEL CRITICISMO:

INTORNO AL VOLUME: EREDITÀ KANTIANE (1804-2004). QUESTIONI EMERGENTI E PROBLEMI IRRISOLTI,
a cura di C. Ferrini, Napoli, Bibliopolis, 2004

in occasione del bicentenario di Immanuel Kant
e del 60° anniversario della fondazione dell’Istituto di Filosofia

INTERVENTI DI:

CLAUDIO MANZONI, BRUNO BIANCO, GIORGIO DEROSSI, CINZIA FERRINI, RICCARDO POZZO

Nel 2004 cade il bicentenario della scomparsa di Immanuel Kant (12 febbraio 1804), uno dei pochi filosofi che siano, a ragione, noti anche al grande pubblico. Molti quotidiani e settimanali nazionali ne hanno già abbondantemente parlato, collegando la celebrazione della sua memoria soprattutto all’immagine indelebile e forte della ‘legge morale’ imperante nell’animo di ciascun uomo. Ma per chi intenda mettere in luce la vitalità e la ricchezza problematica del lascito di Kant sul piano della ricerca storica e teoretica, e in rapporto alla riflessione epistemologica sulle scienze della natura e dello spirito, allora il 22 aprile, giorno della sua nascita, assume un significato particolare, così come lo assume il contributo che il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Trieste vuole apportare alle celebrazioni in corso nella comunità accademica. L’occasione è fornita dalla pubblicazione, grazie alla Fondazione CRT, di una raccolta di saggi, cui, oltre che specialisti tedeschi, americani e canadesi, hanno contribuito, tra gli italiani, alcuni docenti e ricercatori dell’Ateneo triestino. Questi ultimi sono chiamati ad offrire, ‘dall’interno’ del loro laboratorio concettuale, una guida alla ricerca sui temi più controversi o inediti del pensiero kantiano, nell’arco del suo sviluppo, spiegando a dottorandi e studenti i criteri metodologici ed ermeneutici del proprio lavoro, mostrando la genesi della domanda che ha guidato il loro studio e i risultati cui sono giunti. Si tratta di un incontro seminariale con cui il Dipartimento vuole ricordare congiuntamente due avvenimenti. Il 60° anniversario della fondazione dell’Istituto di filosofia con delibera autonoma del corpo accademico poi riconosciuta e ratificata dal Governo Militare Alleato della Venezia Giulia e dal Governo Italiano (1943-2003), ed una delle sue tradizioni più prestigiose di insegnamento: un magistero esercitato da interpreti kantiani di assoluto rilievo quali Mariano Campo, Vittorio Mathieu e Guido Morpurgo Tagliabue. Se negli anni 1801-1803 in Germania, sulla Rivista Anti-giacobina, si parlava della “pericolosa” filosofia di Kant come di un fenomeno effimero, destinato a lasciare il passo alla stella di Schelling che stava sorgendo, il bilancio, duecento anni dopo, è quella del proliferare di costellazioni sorte dalla nebulosa kantiana. Da Heidegger a Foucault a Strawson, dalla Scuola di Francoforte al razionalismo critico di Popper, Kant non è mai stato trattato, neppure dalla filosofia analitica, come un ‘cane morto’ o un residuo archeologico. E se è stato scritto che “Frege e Wittgenstein, sia pure in modo profondamente diverso, possono dirsi gli eredi dell’antinaturalismo kantiano”, gli Itinerari del criticismo che vengono proposti dimostrano che ancora oggi la ricerca filosofica a Trieste continua a sapersi confrontare con il pensiero di Kant.


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