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G. Borrelli Non far novità. Alle radici della cultura italiana della conservazione politica,
pp.184, 2000
Collana "Saggi Bibliopolis" n. 65
ISBN 88-7088-376-0 
€15,00

Nel momento più alto della civilizzazione rinascimentale, a partire dai primi decenni del Cinquecento, la cultura politica italiana pone in essere un progetto straordinario di trasformazione di linguaggi e comportamenti che diventa operativo con la precisa finalizzazione di riconvertire tensioni antagonistiche e conflitti diffusi in percorsi di sicurezza materiale di vita, di possibile pacificazione nella vita degli stati regionali. Ecco allora la produzione di una modalità assolutamente originale di utilizzare scritture e pratiche della politica come rimedio ad una situazione di estrema difficoltà: si tratta dei pericoli provenienti dall'esterno della peninsola, ed ancora del malessere diffuso di individui che soffrono la compressione della vita civile.
Dapprima, il passaggio dalla machiavelliana mala contentezza alla descrizione - presente nella trattatistica politica -della pura sofferenza per malinconia sta ad indicare appunto i processi della crescente separazione tra agire politico e vissuto individuale. Quindi, una serie di rilevanti scritture -da Guicciardini ai trattatisti della civil conversazione, ed ancora fino ad autori quali Cardano e Gentili - contribuisce a descrivere gli snodi principali di questa cultura politica conservativa; via via, i termini di questo progetto prendono corpo attraverso la discussione che si va svolgendo nelle corti fino a giungere alla consapevolezza di compiuta definizione nella fittissima produzione degli autori della letteratura della ragion di stato.
Porre in esecuzione questo programma conservativo reso esplicito dal discorso politico è cosa complessa: richiede da parte del principe notevoli capacità di decisione, di presenza nella vita quotidiana dei sudditi, di organizzazione della forza; rende necessaria l' acquisizione di saperi tecnici idonei al governo della popolazione, impone soprattutto inteventi su piani diversi di temporalità, un' azione politica dinamica, discreta ed interminabile. Solo a queste condizioni, come argomenta Botero, diventa possibile conservare il comando realizzato: in breve, non far novità.


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