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Nei tre o quattro secoli che precedono la grande riflssione platonica, da Omero
ed Esiodo a Democrito e Filolao, la cultura greca ha saputo elaborare una
visione del mondo straordinariamente ricca
e di inusitata fecondità intellettuale. Vi hanno contribuito in misura
diversa gli scenari sapienti del mito, le intuizioni della poesia teologica,
le prime
prove della ricerca filosofica sui principi della natura e dell'essere. È stato
in particolare il politeismo omerico-esiodeo a segnare l'impronta di quel
pluralismo razionalistico
e laico che, con alcune importanti eccezioni, ha contraddistinto la concezione
greca del mondo, preservandola dalle chiusure dogmatiche, e anche dalle angustie
del relativismo radicale. In quei primi secoli, infatti, si è consolidato
un orientamento di sapere positivo sul mondo e sull'uomo, si è raggiunta
cioè piena consapevolezza della complessità del reale, dell'inevitabile
presenza di contrasti e tensioni nella natura e nella vita; ma si è anche
aftermata la convinzione che nella natura stessa è presente una intrinseca
disposizione all'equilibrio fra le diverse forze in campo, a instaurare un
ordine nell'insieme delle cose. Così, nel pensiero filosofico, e prima
ancora in quello mitico, il pluralismo fondativo delle origini ha trovato
il suo coerente sviluppo nel concetto di armonia, ossia in un concetto di
unità aperta, dinamica, policentrica, in grado di accordare le differenze
senza annullarle in una unità esclusiva e totalitaria.