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A.Lo Schiavo, Il fondamento pluralista del pensiero greco, pp. 382, 2003
Saggi Bibliopolis 80
ISBN 88-7088-444-0 € 25,00


Nei tre o quattro secoli che precedono la grande riflssione platonica, da Omero ed Esiodo a Democrito e Filolao, la cultura greca ha saputo elaborare una visione del mondo straordinariamente ricca e di inusitata fecondità intellettuale. Vi hanno contribuito in misura diversa gli scenari sapienti del mito, le intuizioni della poesia teologica, le prime prove della ricerca filosofica sui principi della natura e dell'essere. È stato in particolare il politeismo omerico-esiodeo a segnare l'impronta di quel pluralismo razionalistico e laico che, con alcune importanti eccezioni, ha contraddistinto la concezione greca del mondo, preservandola dalle chiusure dogmatiche, e anche dalle angustie del relativismo radicale. In quei primi secoli, infatti, si è consolidato un orientamento di sapere positivo sul mondo e sull'uomo, si è raggiunta cioè piena consapevolezza della complessità del reale, dell'inevitabile presenza di contrasti e tensioni nella natura e nella vita; ma si è anche aftermata la convinzione che nella natura stessa è presente una intrinseca disposizione all'equilibrio fra le diverse forze in campo, a instaurare un ordine nell'insieme delle cose. Così, nel pensiero filosofico, e prima ancora in quello mitico, il pluralismo fondativo delle origini ha trovato il suo coerente sviluppo nel concetto di armonia, ossia in un concetto di unità aperta, dinamica, policentrica, in grado di accordare le differenze senza annullarle in una unità esclusiva e totalitaria.

 


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