Per Lello Esposito, la cui linfa creatrice
sale dalle viscere più selvagge e colte di Napoli, un Cimarosa
nutrito di sanguinaccio, la carne e la maschera fanno parte da sempre
delle sue rappresentazioni scultoree o pittoriche. La carne mascherata,
la carne smascherata, la maschera più carne della carne. Si parla
qui, naturalmente, della maschera universale dell’Oro di Napoli,
vivo sotto la polvere dei secoli, l’anima della civiltà trimillenaria
napoletana, lo specchio realista barocco dell’umanità che
sente, respira, mira e ammira e ama e odia e teme in questo principio
preoccupato e straziato di nuovo millennio.
Senza tempo, di tutti i tempi, del nostro tempo, icona più vera e forte
di oggi : la maschera di Pulcinella i cui solchi tormentati rendono più lisci
e aperti il corpo della donna, corpo fisso come farfalla spillata, in attesa
di nuove pazzie, che sembra pronto a assorbire ogni maschera, levigarla, farne
pieghe di sesso labbroso, o nasutamente goderne in segreto, in prossima metamorfosi
corpo-maschera suprema fino alle viscere. Il tratto dell’artista, semplice,
lineare in apparenza, è di una muta crudeltà, di una sensualità sospesa – che
le poesie di Rita Felerico svelano e accompagnano con dolce penna – di
una sospesa violenza divoratrice.
Fatti, questi disegni, di getto. Come si apre. Come si squarcia. Come si feconda.
Jean-Noel
Schifano