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G. Cospito, Il ritmo del pensiero. Per una lettura diacronica dei "Quaderni del carcere" di Gramsci, pp. 316, 2011
Saggi Bibliopolis 107
ISBN 978-88-7088-604-7 € 30

A sessant’anni dalla prima pubblicazione, in forma parziale e tematica, dei Quaderni del carcere, sul pensiero di Gramsci esiste una bibliografia sterminata in quasi tutte le lingue del mondo. Molti studiosi, particolarmente negli ultimi tempi, hanno tuttavia avvertito l’esigenza di un ulteriore approfondimento delle note carcerarie, allo scopo di valorizzare il piano diacronico rispetto a quello sincronico, il carattere aperto della riflessione rispetto ai suoi (mai definitivi) punti d’arrivo, la polisemicità dei concetti e delle categorie di cui si avvale rispetto alle singole definizioni. Si tratta in sostanza di (ri)leggere i Quaderni nella stessa ottica con la quale Gramsci suggerisce di affrontare l’opera di Marx, sottolineando la necessità di «un lavoro filologico minuzioso» in cui «la ricerca del leit-motiv, del ritmo del pensiero in isviluppo, deve essere più importante delle singole affermazioni casuali e degli aforismi staccati».
Il presente volume si inserisce in questa prospettiva e intende metterne a frutto gli esiti più innovativi. La prima parte è dedicata allo studio dell’andamento nei Quaderni di tre questioni fondamentali: il rapporto tra struttura e sovrastruttura, il concetto di egemonia e la tematica della «società regolata», riguardo alle quali la proposta di Gramsci si allontana progressivamente dal marxismo-leninismo in campo filosofico, politico ed economico. La seconda parte del libro si propone di estendere la lettura diacronica dei Quaderni a uno spettro tematico più ampio, verificando l’esistenza di elementi comuni che legano fra loro aspetti apparentemente eterogenei: la ricerca di nessi concettuali alternativi alla dialettica tra struttura e sovrastruttura (quantità e qualità, contenuto e forma, soggettivo e oggettivo, blocco storico), l’esame di questioni di organizzazione politica (centralismo organico, burocratico e democratico) e socio-culturale (senso comune e/o buon senso, società civile), per finire con il rapporto tra Gramsci e i maggiori esponenti del materialismo storico (Marx, Engels e Lenin).



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