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F.Aronadio, Procedure e verità in Platone. (Menone, Cratilo, Repubblica) 
pp.280, 2002            
Elenchos XXXVIII
ISBN 88-7088-412-0 € 30,00

La distinzione fra le forme del sapere è senza dubbio una delle questioni costitutive della riflessione filosofica di Platone. All'origine di tale distinzione è qui posta la riserva con la quale il filosofo guarda ai saperi di tipo procedurale. La sua concezione del conoscere come relazione intenzionale, vale a dire come dinamica strutturalmente orientata al reale, comporta la superiorità di una conoscenza noetica, nella quale si coniugano il carattere diretto e il carattere articolato o discorsivo del conoscere, uscendo dalla stretta fra immediatezza (con quasi inevitabile esito mistico) e proceduralità (incapace di produrre conoscenza certa). Attraverso la consideazione del Menone, del Cratilo e della Repubblica, dialoghi nei quali questa problematica trova progressiva esplicitazione e teorizzazione, si delinea come il requisito fondamentale dei fenomeni autenticamente conoscitivi sia la referenzialità, cioè il loro trovare saturazione nella realtà delle cose che sono, in accordo con una nozione di verità intesa come proprietà degli enti, e in ciò nettamente distinta dalla correttezza formale dei saperi procedurali.
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