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G. Gentile, Amore della libertà. Saperi di governo e conservazione politica in Giuseppe Maria Galanti
pp.184, 2001
Saggi Bibliopolis 68
ISBN 88-7088-388-4 € 16,00

Invasione, conquista, guerra, sono i referenti da cui muovere per risalire alla vexata quaestio delle origini: durante il lunghissimo arco temporale che va dalla dominazione romana a quella spagnola, il meridione è terra di conquista da parte di razze straniere che se ne contendono il predominio. Ridotto allo stato di provincia dalla maliziosa arte di governo di Ferdinando il Cattolico, il Mezzogiorno viene trasformato in regno forense: i conflitti si spostano dal campo di battaglia direttamente alle aule dei tribunali, brulicanti di razze mefitiche, scrivani, paglietti, arrendatori, figure create dal dispotismo viceregnale, i veri padroni della giustizia e dell'economia. Su questo terreno Galanti elabora un discorso politico i cui termini sono del tutto originali. Il passaggio dalla guerra alla politica deve compiersi sotto la guida di un sovrano naturale, al quale vanno forniti i saperi utili a pianificare e rendere operante la scienza di governo. Nasce qui una nuova forma di ragion di Stato, capace di produrre strategie dinamiche di intervento da utilizzare e rendere operanti nei vari settori della vita pubblica. L'autorità che detiene il comando, dalla cui sapienza civile deve scaturire la legislazione, può così avviare il processo di riqualificazione dei corpi politici, avviliti da secoli di inerzia e di degrado, selezionandoli a partire dalle capacità professionali, dal merito, dalla virtù. In definitiva quello di Galanti è un orizzonte di conservazione politica che si apre comunque all'accoglimento delle novità emergenti dal sociale e che pongono l'urgenza del rinnovamento istituzionale nel regno.
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