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C.-A. Helvétius, Epistola sul piacere. La felicità, a cura di V. Barba, pp. 180, 2007 |
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| Relox 10 | |
ISBN 978-88-7088-530-9 |
€ 20,00
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Claude-Adrien Helvétius (1715-1771), uno dei maggiori esponenti della corrente materialistica dell’Illuminismo francese, compose, negli anni giovanili, alcune opere in versi, delle quali si dà qui la traduzione dell’Epitre sur le plaisir e del poema allegorico Le bonheur. Il piacere e la felicità, argomento di questi due scritti, rappresentano – ha rilevato Robert Mauzi – “la scoperta del secolo”, e ad essi furono dedicati numerosi trattati e ampi capitoli di opere filosofiche.
Nelle qualità poetiche di Helvétius credette fermamente Voltaire, che lo esortò a porre i suoi pensieri in versi, nei quali i contemporanei colsero tratti di autentica poesia. Noi oggi invece li leggiamo soprattutto per le idee che contengono e che Helvétius riprenderà e svilupperà in De l’esprit, pubblicato nel 1758 e subito condannato dall’autorità laica e da quella ecclesiastica come opera contraria alla religione, alla morale e al governo, e nel De l’homme, la cui pubblicazione lo stesso autore volle che fosse rinviata a dopo la sua morte, temendo altre e più dure persecuzioni. Già nei due componimenti poetici Helvétius manifesta la convinzione secondo cui ogni uomo è spinto dall’amore naturale di sé a ricercare il proprio piacere e la propria felicità, ma già in essi, d’altro canto, sostiene che la constatazione dell’impossibilità per il singolo di essere veramente felice in un mondo in cui i più sono infelici deve indurre ciascuno ad abbandonare il proprio egoismo e ad agire per la felicità di tutti. Nell’Epitre e in Le bonheur sono inoltre presenti alcuni temi centrali della battaglia illuminista, come la condanna del dispotismo e dell’intolleranza, della superstizione e dell’impostura sacerdotale, del fanatismo e della guerra, e il rifiuto di ogni astratta e aprioristica visione del mondo.